Anthocharis cardamines (Linnaeus 1758) Aurora
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Famiglia PIERIDI
Anthocharis cardamines (Linnaeus 1758) Aurora
Ali anteriori 19-24 mm
Descrizione
Farfalla di medie dimensioni (apertura alare 40-50 mm) dalla colorazione di fondo bianca. I maschi evidenziano la metà esterna delle ali anteriori di un vivace colore arancione, mentre le femmine presentano solamente una bordatura apicale nera e margine esterno molto arrotondato. Le ali posteriori mostrano nei due sessi disegni verdastri con spolverature gialle.
Biologia
Il suo ciclo biologico mostra una sola generazione primaverile. La crisalide, svernante e di tipo succinto, appare inconfondibile per via della forma carenata e per un prominente processo cefalico. I bruchi, verde pallido o verde bluastro dorsalmente e biancastri lateralmente, si nutrono di Crucifere (gen. Cardamine, Sisymbrium, Sinapis ecc.) sulle quali si mimetizzano confondendosi con le silique
Distribuzione ed ecologia
Presente in gran parte dell’Europa, salvo Iberia meridionale e Scandinavia settentrionale. In Italia la si ritrova abbastanza comunemente fin quasi i 2000 m. Nel circondario si riscontra con maggiore frequenza in eucalipteti e radure boschive.
Ronnie Gaubert il bravo fotografo naturalista
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http://www.pbase.com/ronnie_14187/the_blue_dasher
Ci ha lasciati il più grande fotografo naturalista del mondo! Sono rimasto sbalordito la prima volta che ho visto le sue gallerie, e le sue immagini hanno lasciato un segno indelebile nella fotografia naturalistica mondiale, e in me. Le sue immagini si riconoscono molto bene, lui era un mago della composizione, riusciva a gestire la luce come nessun altro, e il dettaglio delle sue foto erano insuperabili …, io lo chiamavo il mago del 300mm il suo obbiettivo preferito associato ai tubi di prolunga…..vi propongo un intervista per una rivista di macrofotografia dell’amico Silvio, e vi invito a godervi le sue opere sul pbase ..buona visioneTags: Ronnie Gaubert
Ophrys exaltata subsp. tyrrhena (Gölz & H.R.Reinhard) Del Prete
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Il nome specifico fa riferimento al suo areale di diffusione mediterraneo, incentrato nella zona tirrenica.
Inquadramento: questa specie ha avuto un travagliato inquadramento tassonomico: inizialmente fu confusa con Ophrys arachnitiformis, denominazione usata dagli autori delle Flore italiche fino a pochi anni fa, e che in realtà nascondeva un complesso di entità di origine ibridogena ed introgressiva con le specie parentali Ophrys sphegodes e Ophrys fuciflora. Ophrys arachnitiformis veniva così definita: “specie polimorfa e quasi indefinibile” (PIGNATTI, 1982). L’analisi di GÖLZ e REINHARD (1980) ha aperto un processo di revisione che ha portato ad una nuova sistemazione del complesso. Distribuzione: rara come tutte le entità appartenenti al gruppo d’Ophrys arachnitiformis, Ophrys tyrrhena è un endemismo tirrenico, molto più frequente sulla costa rispetto all’interno. Habitat: vive in ambienti xerici tipicamente mediterranei, e non si spinge oltre gli 800 m d’altitudine. Fioritura: marzo-aprile. Altre osservazioni: quest’orchidea presenta un’estrema varietà di colori e di forme indifferentemente dalla contiguità o meno degli individui: si può dire che in modo regolare e si oscillino tra i caratteri di Ophrys arachnitiformis (specie piuttosto simile a Ophrys sphegodes) e quelli di Ophrys fuciflora. Nonostante ciò, si tratta di una specie abbastanza facilmente riconoscibile, poiché la sua conformazione di fondo viene mantenuta costante. Descrizione: pianta eretta e slanciata, alta fino a 40 cm; foglie basali larghe e cauline avvolgenti; brattee normalmente più lunghe dell’ovario; infiorescenza lassa a piena fioritura, con 3-10 fiori molto variabili nell’aspetto; tepali esterni da bianchi a rosa a verdastri, gli interni concolori o meno, ma sempre più corti (da 1/2 a 2/3); labello grande subintero, bruno e vellutato, con specchio di varia foggia, ma di solito a forma di H; breve ma acuta appendice, sempre presente. www.giros.it
Ophrys exaltata subsp. montis-leonis
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Canon 5D MARK II – Sigma 180 mm – f/11 Iso 100 ringrazio quelli di http://www.naturamediterraneo.com per l’identificazione
Bas.: O. montis-leonis O. Danesch & E. Danesch (pro hybr.) 1972 Sin.: O. tyrrhena Gölz & H.R. Reinhard; O. exaltata subsp. tyrrhena (Gölz & H.R. Reinhard) Del Prete (Ofride tirrenica)
Etimologia: dal monte Leoni nella Maremma grossetana (Toscana), località della prima descrizione.
Distribuzione: endemismo tirrenico, diffusa soprattutto lungo la costa toscana, ma anche nella Toscana interna, nella Liguria di levante, in Umbria e Lazio.
Habitat: prati magri, garighe, radure boschive, fino a 500 m.
Fioritura: III-IV.
Caratteri essenziali Differenze dal tipo:
Pianta di taglia un po’ minore, con fiori in minor numero e più grandi.
Perianzio: da rosa chiaro a molto intenso, più scuro nei petali; più corti e auricolati, pubescenti con bordo spesso ciliato.
Labello: trapezoidale o romboidale, diffusa pelosità submarginale.
Macula: in forma di H, da semplice a molto complicata.
Pseudoocchi: verde scuro o neri.
Apicolo: evidente, spesso tridentato, rivolto in basso o in avanti.
Osservazioni
Impollinata da Colletes cunicularius; nonostante la grande variabilità individuale comune a tutta la specie, nel suo areale è abbastanza inconfondibile. Le caratteristiche dei petali, del labello e dell’apicolo indicano la sua probabile origine ibridogena tra un’antica entità di O. exaltata a petali colorati e una del gruppo O. holosericea, forse con l’apporto anche di O. crabronifera.
Papaver Rhoeas
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Il papavero comune o rosolaccio (Papaver rhoeas L.) è una pianta erbacea annuale appartenente alla famiglia Papaveraceae. La specie, largamente diffusa in Italia, cresce normalmente in campi e sui bordi di strade e ferrovie ed è considerata una pianta infestante. Petali e semi possiedono leggere proprietà sedative: il papavero è parente stretto del papavero da oppio, da cui si estrae la morfina.Indice [nascondi]Tre diversi stadi del fiore di Papaver rhoeas: bocciolo, fiore in antesi, frutto. È una pianta erbacea alta fino a 80 – 90 cm.
Il fusto è eretto, coperto di peli rigidi. Tagliato emette un liquido bianco.
I boccioli sono verdi a forma di oliva e penduli. Il fiore è rosso dai petali delicati e caduchi, spesso macchiato di nero alla base in corrispondenza degli stami di colore nero. Fiorisce in primavera da aprile fino a metà luglio.
Le foglie sono pennato partite sparse lungo il fusto.
Il frutto è una capsula che contiene molti semi piccoli, reniformi e reticolati; fuoriescono numerosi sotto lo stimma.
Uso [modifica] Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non costituiscono e non provengono da prescrizione né da consiglio medico. Wikipedia non dà consigli medici: leggi le avvertenze. Il rosolaccio contiene degli alcaloidi che possono essere sfruttati per le loro proprietà blandamente sedative, infatti un infuso ottenuto con 4 o 5 petali per tazza viene spesso somministrata ai bambini prima di coricarsi in maniera da indurre loro un sonno migliore. È importante notare che gli alcaloidi presenti sono anche blandamente tossici, per questo motivo è importante non eccedere le dosi consigliate e non farne un uso prolungato. In genere un limite superiore di somministrazione consigliato è di due tazze giornaliere. Oltre ai petali, che in infuso conferiscono alla tisana un profumo gradevole e un colore rossiccio, si utilizzano anche le capsule alle quali i petali sono attaccati, raccolte quando i fiore è sbocciato ma non ancora sfiorito. Le capsule contengono gli stessi alcaloidi presenti nei petali, ma in concentrazione maggiore: per questo motivo si consiglia di non utilizzare più di una capsula per tazza, eventualmente accompagnata da qualche petalo per rendere aromaticamente più gradevole la bevanda. Spesso nello stesso infuso si aggiungono anche dei fiori di camomilla rendendolo ancora più efficace e gradevole. In Friuli il cespo di foglie che si sviluppa attorno alla radice all’inizio della primavera, quando la pianta è ancora poco sviluppata ed è lontana dalla fioritura, viene consumato lessato ed eventualmento saltato in pentola come verdura nota sotto il nome di “confenòns”. Il sapore è delicato e leggermente amaro. Anche nel Salento si consuma questa pianta nota come “paparina”.
Colore e memoria storica [modifica]Claude Monet, I papaveri, (1873): il grande impressionista si ispirò spesso a questi fiori per le sue creazioni Nel mondo anglosassone Papaver rhoeas è tradizionalmente dedicata alla memoria delle vittime sui campi di battaglia della prima e della seconda guerra mondiale. Ad esempio, in Gran Bretagna, nel Remembrance Day, tutti portano un papavero rosso all’occhiello. Ma la cosa sembra risalire a ben più indietro nel tempo: si narra che Gengis Khan, l’imperatore e condottiero mongolo, portasse sempre con sé dei semi di papavero che spargeva sui campi di battaglia dopo le sue vittorie, in ricordo e rispetto di coloro che vi erano caduti con onore (a questo si ispirò il cantautore Fabrizio De André per i versi della sua notissima “La guerra di Piero”), ed anche per “segnare”, con il colore di quei fiori, che là si era svolta una battaglia.
Papaveri in pittura e fotografia Un campo di papaveri rossi è un richiamo all’occhio che è impossibile ignorare. Molti pittori e fotografi hanno cercato di cogliere e riprodurre la sensazione di stupore che si prova davanti alla brillantezza del rosso del papavero. Famosi sono i verdi campi di grano dipinti dai macchiaioli, con tante macchie rosse tipiche dei papaveri.
Alcuni esempi del lavoro di Marc Es.6
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Canon 5D, 70-200 f / 4 a 100 mm, esposizione 1 / 30 af / 8, senza filtri.
Non è necessario andare lontano per rendere le immagini grandi. Modelli, texture, luci e colori si fondono in questo ritratto di fogliame d’inverno in California Owens Valley. Ho fatto questa immagine in piedi proprio accanto alla strada molto trafficata 395. I veicoli sfrecciano da dietro di me senza dubbio non aveva idea di cosa stavo sparando.
La prima scena catturato la mia attenzione il giorno prima, ma sapevo che l’angolo di luce al mattino presto sarebbe più gratuito. 06:30 il giorno dopo ero lì di nuovo, rendendo le immagini in questa piccola finestra di luce morbida come essa tocchi dapprima i campi. Anche se mi piacciono molto le riprese lungo le strade, in particolare quelli impegnati, la bellezza della natura non conosce confini del genere.
Alcuni esempi del lavoro di Marc Es.5
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Canon 5D, 17-40 f / 4 L a 28 mm, 2-smettere Laureato filtro ND, 1 secondo a F/18.
A volte, devi solo lasciare che la natura parla da solo e semplicemente fare tutto il possibile per preservare la scena il più vicino possibile a come lo hai visto. Questa è stata una di queste occasioni ho incontrato mentre fotografare un’alba mozzafiato Banff famoso Monte Rundle. L’esposizione è stata molto difficile, che richiede una miscela dal file RAW per conservare tutte le luci. Ho guardato la danza della luce attraverso il cielo per quello che sembrava ore, completamente affascinato con la grandezza ei colori del display. Non ho mai visto niente di simile da allora. Solo un momento molto rari catturati al termine di un viaggio che è stato ancora più memorabile. Ho avuto accampati nelle Montagne Rocciose del Nord per quasi 70 giorni stretto, duraturo maltempo e bufere di neve per due settimane prima di questa mattina, in modo di vedere qualcosa del genere sentivo come una grande ricompensa.
Alcuni esempi del lavoro di Marc Es.4
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Canon 5D, 24-105 f / 4 L a 65mm, esposizione 1 / 4 secondo af/22, senza filtri.
Sono sempre guardare oltre l’ovvio, cercando di portare le mie immagini per lo spettatore in modo creativo ed emozionante. Non si può fare affidamento solo sulla vostra fotocamera per registrare la magia di una scena il senso che lo ha visto. Per questa immagine, ho voluto catturare l’interazione di onde e scogli su una spiaggia l’ultima luce del tramonto. Ho amato la calda luce rimbalza sulle rocce bagnate in questa scena di piccole dimensioni. Per rendere l’immagine, ho usato un otturatore veloce abbastanza per mostrare il movimento tra le onde, prendendo come molte immagini che potevo ogni volta che le onde è caduto davanti a me. Volevo dargli un po ‘di effetto in più sognante, così ho smesso la mia apertura ad f/22 per ottenere la (stella) effetto di diffrazione della luce dalle rocce, e potenziato l’effetto strofinando un panno umido sul mio obiettivo, che aggiunge la percezione di morbidezza alla scena, anche se l’immagine è ancora molto forte. Spesso, facendo grandi immagini prendono molto di più di essere lì. Prendono immaginazione. La natura ha una tavolozza bellissima su cui lavorare.
Alcuni esempi del lavoro di Marc Es.3
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Canon 5D, 70-200 f / 4 L a 160mm, esposizione 1 secondo a F/18, senza filtri.
Ho visto slot canyon fotografato in quasi ogni modo immaginabile, ma raramente ho visto un ritratto come questo. Ero affascinato dalla tenacia di questo albero solitario che aveva messo radici in una stretta fessura vicino alla parte superiore del muro in pietra arenaria. Slot canyon davvero si animano durante i periodi di morbida luce riflessa sulle pareti opposte, così ho aspettato fino a quel pomeriggio per tornare a fotografare quando la luce era a mio favore. Mi piaceva in particolare i contrasti tra i due soggetti, albero e la pietra.
Alcuni esempi del lavoro di Marc Es.2
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Canon 5D, 17-40 f / 4 a 17mm, senza filtri, esposizione 1 / 250 di secondo a f14. Convertito B & W in CS3 con tonalità blu aggiunto.
Ho incontrato questo pinnacolo gigantesco, i resti di un tappo vulcanico, mentre sale Iron Mountain dell’Oregon in una tempesta di gennaio. Un sacco di neve fresca a 50 mph e raffiche di vento hanno creato le condizioni bufera di neve durante il mio accento. Queste condizioni sono tipiche della gamma Cascade in questo periodo dell’anno e ho voluto fare un’immagine che li hanno catturati bene. Ho messo su un grosso parka e rinforzato nel vento freddo per più di mezz’ora, sparando la neve turbinava intorno da tutte le angolazioni sotto la guglia. Il freddo vento era intorno ai 30 sotto zero. A differenza della pre-visualizzazione ci vuole per fare molte delle mie immagini, questo era semplicemente prendere ciò che la natura ti dà e catturare qualcosa che porta l’esperienza allo spettatore.
Alcuni esempi del lavoro di Marc Es.1
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Canon 1Ds Mark III, 16-35 f/2.8 L II lente a 16mm, polarizzatore + 4 stop Laureato filtro ND tenuto in mano e si è trasferito intorno alle isole durante l’esposizione. 4,5 minuti di esposizione af/16.
Avevo previsto questo colpo sin piede prima impostazione su questa spiaggia a distanza, mentre lo zaino in spalla Costa olimpica di Washington. Tanto di fotografia costiera è la comprensione delle maree. Ho dovuto studiare attentamente e prevedere il livello dell’acqua dovrebbe essere in per il mio viaggio di ritorno qui per rendere questa immagine. Il periodo dell’anno è stato importante. Questi costoloni in pietra sono quasi passati nei mesi estivi. Tempeste invernali spazzare via la sabbia per rivelare loro. Poiché avevo previsto questo colpo per tanto tempo, ho avuto un’idea abbastanza precisa di come vorrei fare per il mio approccio creativo e realmente portare le mie esperienze con questo luogo per lo spettatore. Ho optato sulla creazione di un lunatico, drammatica, resa quasi surreale che evoca il tipo di qualità meraviglioso e magico che ho trovato qui.







